Martedì della IV Settimana di Pasqua
Io e il Padre siamo una cosa sola
Martedì 23 aprile - San Giorgio, martire
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,22-30)
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Spunto di meditazione e di preghiera personale:
Giovanni nel suo brano di oggi ci narra l’ultima predicazione di Gesù al Tempio. E’ la festa della Dedicazione o riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme, fatta dopo un'antica profanazione causata da Antioco IV con l’introduzione nel Tempio stesso di una statua di Giove Capitolino. Si celebra durante il mese di Dicembre, tant’è che l’evangelista ci sottolinea che ci troviamo in inverno: un po' strana questa citazione, normalmente non si fa caso al tempo, alla stagione. Il riferimento potrebbe essere anche simbolico: cioè, parlare della stagione del freddo dei cuori, il rigido approssimarsi del tempo ormai prossimo della Passione di Gesù... un inverno dell’animo umano, delle masse come sempre volubili che preferiranno abbandonare Gesù, il Messia della Storia, scegliendo al suo posto Barabba, un rivoluzionario assassino.
Ultima notazione storica della festa della Dedicazione è che viene chiamata anche 'festa delle luci', perchè all'epoca venivano e restavano accesi ininterrottamente per tutto il tempo della festa, una settimana, i candelabri del Tempio.
Come sempre, Giovanni non lascia nulla al caso il suo accenno alla riconsacrazione del Tempio è la perifrasi neanche tanto nascosta della domanda posta a Gesù dai Giudei, la forte classe dirigente ebraica, custode della tradizione e della Legge VT, cioè: “Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Ancora una volta una provocazione a Gesù, il tentativo è chiaro, vogliono che Egli ammetta di essere il Consacrato, l’Unto del Signore, per poterLo perseguire ed arrestare o lapidare immediatamente (come subito dopo tenteranno realmente di fare, ma il tempo non era ancora compiuto) gridando allo scandalo, come faranno di lì a poco tempo durante la Pasqua. Gesù non si tira indietro ed afferma che loro hanno potuto vedere le Sue opere, hanno ascoltato le Sue parole - ogni cosa è stata compiuta nel nome del Padre - ma non hanno creduto e non potranno mai credere, perchè non fanno e non faranno mai parte del Suo gregge... parole forti, difficili da riferire, secondo certi nostri schemi, al Messia misericordioso... ma non sono affermazioni di esclusione da parte Sua, bensì affermazioni dichiarative di una situazione di chiusura sempre più radicale, premonizione profetica di quanto dovrà accadere a compimento proprio di quelle Sacre Scritture di cui i Giudei si proclamano fedeli custodi e seguaci.
E Gesù apertamente afferma che farà dono della Vita eterna a tutti coloro che lo seguiranno, il Suo gregge di pecore: un paragone che non intende tanto mettere in evidenza la debolezza ottusa degli uomini, visti cioè come soggetti manipolabili, capaci solo di seguire senza capire, quanto piuttosto, al contrario, come persone dal cuore aperto e fedele, docili, capaci di ascoltare e di riconoscere la Sua Parola come la Parola che viene dal Padre, il Padre di tutti gli uomini, con cui Gesù è un Unicum, un'unità di comunione e di amore nella relazione delle Tre Persone divine.
