Lunedì della IV Settimana di
Pasqua
Io sono la porta delle pecore
Lunedì 22 aprile 2013 – Sant’Agàpito I, Papa
Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 12,1-11)
In quel tempo, Gesù disse: «In
verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla
porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra
dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore
ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le
conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a
esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece
non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli
estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Spunto di meditazione e di preghiera
personale:
Gesù continua il discorso metaforico del Buon Pastore, Lui si dichiara
Pastore di anime e così dovranno essere i suoi discepoli. Ricordiamo quando
chiese a Pietro: “Mi ami?” e
all’apostolo incerto che pur non ebbe il coraggio, ancora una volta, di “donare” tutto
se stesso, rispondendo un semplice: “Signore,
Tu lo sai che Ti voglio bene, che ti sono amico”, invece che: "Sì Signore, io ti amo", Gesù disse: “Pasci le mie pecore”.
L’esempio della dedizione e dell’amore del pastore verso le sue pecore Gesù
lo trova talmente calzante da riproporlo in più di un'occasione. Un pastore
sceglie i pascoli migliori per nutrire le sue pecore, è disposto a lasciare per
mesi la sua casa ed i suoi affetti per stare con le sue pecore, se una di esse
si allontana è capace di lasciare tutte le altre nel recinto, per andare a recuperare la pecorella smarrita.
Il Pastore è
capace di donare tutto se stesso per le sue pecore, Gesù farà lo stesso con la
Passione e morte in Croce. E’ questa la 'perfezione' del Buon Pastore (kalòs = perfetto), che si trasforma in
“agnello sacrificale" per tutti noi (Agnello di Dio, lo invochiamo durante la Messa
subito prima della comunione, prima di cibarci del Suo corpo immolato ed
offerto in sacrificio per noi).
Gesù ci dice anche che un Buon Pastore conosce
tutte le sue pecore, le sa distinguere, le chiama per nome ad una ad una, così
come Lui fa con ognuno di noi, legge nei nostri cuori, ascolta la preghiera
silenziosa di ognuno ed ad ognuno offre il Suo aiuto ed il Suo Amore. Gesù ci
dice anche che Lui è la porta di questo Amore, la porta della salvezza e
dell’accesso alla vita eterna, Lui è l’inizio e la fine, l'alpha e l'omega, di una nuova vita e
questa porta è sempre aperta per ognuno di noi… basta fare il primo passo e
varcare la soglia per ritrovarsi a casa... finalmente nella Casa del Padre!
