Giovedì della III Settimana di Pasqua
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo
Giovedì 18 aprile - Sant’ Eusebio, Vescovo
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,44-51)
In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Spunto di meditazione e preghiera personale:
Ancora difficili le parole di Gesù, per la folla radunatasi nella sinagoga di Cafarnao dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci... ma forse anche per noi contemporanei.
Ad un primo, sommario esame le parole di Gesù sembrano indirizzate solo ad un ristretto gruppo di 'eletti' e predestinati, e quindi anche la salvezza che Lui offre: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”. Ma subito dopo lo stesso Maestro dice anche: “tutti saranno istruiti da Dio”, che più che una citazione letterale dell'AT rappresenta una sintesi della dottrina profetica (cf. Is, 54, 13; Ger 31, 35, ecc.): cioè Dio, Suo tramite, parla a tutti ed il Suo messaggio è rivolto a tutti.
L'affermazione di Gesù pertanto fa riferimento non tanto ad una salvezza arbitraria quanto piuttosto alla necessità dell'iniziativa di Dio: è il Padre che decide liberamente, per amore, di parlare attraverso il Figlio, di fare di Lui il sacramento universale di salvezza. Dialogare col Padre, nello Spirito, significa recuperare quella sintonia fondamentale col Creatore che ci identifica come creature, ci fa riconoscere figli nel Figlio: il mistero d'amore di questo Dio che fa sempre il primo passo ci conquista il cuore, lo cambia da cuore di pietra in cuore di carne (cf. Ez 36,26).
La fede è indubbiamente un dono, ma è altrettanto indubbiamente da chiedere, con fiducia, al Padre, che solo ce la può regalare. E' un 'talento', una grande ricchezza, e come tale va preservato ma anche fatto fruttare. Per questo Gesù ci ha regalato se stesso nell'Eucarestia, perché potessimo riaccostarci a Lui con vero amore ogni giorno della nostra vita, per poi godere con Lui la gloria della risurrezione e la gioia della vita eterna.
Ad un primo, sommario esame le parole di Gesù sembrano indirizzate solo ad un ristretto gruppo di 'eletti' e predestinati, e quindi anche la salvezza che Lui offre: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”. Ma subito dopo lo stesso Maestro dice anche: “tutti saranno istruiti da Dio”, che più che una citazione letterale dell'AT rappresenta una sintesi della dottrina profetica (cf. Is, 54, 13; Ger 31, 35, ecc.): cioè Dio, Suo tramite, parla a tutti ed il Suo messaggio è rivolto a tutti.
L'affermazione di Gesù pertanto fa riferimento non tanto ad una salvezza arbitraria quanto piuttosto alla necessità dell'iniziativa di Dio: è il Padre che decide liberamente, per amore, di parlare attraverso il Figlio, di fare di Lui il sacramento universale di salvezza. Dialogare col Padre, nello Spirito, significa recuperare quella sintonia fondamentale col Creatore che ci identifica come creature, ci fa riconoscere figli nel Figlio: il mistero d'amore di questo Dio che fa sempre il primo passo ci conquista il cuore, lo cambia da cuore di pietra in cuore di carne (cf. Ez 36,26).
La fede è indubbiamente un dono, ma è altrettanto indubbiamente da chiedere, con fiducia, al Padre, che solo ce la può regalare. E' un 'talento', una grande ricchezza, e come tale va preservato ma anche fatto fruttare. Per questo Gesù ci ha regalato se stesso nell'Eucarestia, perché potessimo riaccostarci a Lui con vero amore ogni giorno della nostra vita, per poi godere con Lui la gloria della risurrezione e la gioia della vita eterna.