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venerdì 5 aprile 2013


Venerdì fra l’Ottava di Pasqua

Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce


Venerdì 5 aprile - Santa Irene, vergine e martire


 Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-14)


In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.


Spunto di meditazione e preghiera personale:

E' la volta di Giovanni a presentarci un nuovo incontro tra gli apostoli e Gesù dopo la Sua resurrezione, il terzo, ci dice lui stesso.
Questa volta siamo non a Gerusalemme ma in Galilea, sulle rive del Lago di Tiberiade: nonostante gli altri incontri, i discepoli appaiono ancora timorosi, incerti, e non lo riconoscono subito.
Giovanni - il suo vangelo è sempre ricco di simbologia - descrive Pietro nell'atto di prendere l'iniziativa di andare a pescare (rappresenta un passo indietro rispetto al suo essere 'pescatore di uomini', un ritorno alla vita vecchia, quella conosciuta); subito dopo anche gli altri che sono con lui quella notte lo seguono (la notte delle coscienze, della solitudine del peccato, della confusione oscura) ma, pur avendo faticato tanto, non pescano nulla.
Al giungere del mattino, quando è ora di rientrare - non si pesca, la mattina! -, proprio nel momento meno adatto, è Gesù invece ad esortarli nella pesca: pur essendo troppo tardi, li invita a fare una diagnosi onesta del loro fallimento ("Preso nulla, eh?")  e a gettare le reti a destra, con un gesto apparentemente inutile ed innaturale: inaspettatamente la rete è piena di pesci.
Essi, a cominciare da Giovanni e da Pietro, iniziano finalmente a ricordare gli insegnamenti precedenti, ad affidarsi alle parole di Gesù (... tu solo hai parole di vita eterna...); insomma, ad avere Fede.
E Gesù lo comprende li invita a condividere la cena con Lui e questa volta nessuno ha il coraggio di chiedergli chi fosse, nè tanto meno è Gesù a dire chi è (....Io sono colui che è), in realtà è Giovanni a riconoscerlo, allora Gesù li chiama a sè e consegna loro il pane ed il pesce: i simboli del Suo corpo e della vita!

martedì 26 marzo 2013



Martedì della Settimana Santa

 


Uno di voi mi tradirà... Non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte



Martedì 26 marzo 2013 

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 13,21-33.36-38)

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardarono l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare fallo, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poichè Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte».

 

Spunto di meditazione e di preghiera personale:

In questo brano, tratto dal racconto che Giovanni fa dell'ultima cena, inizio della Passione di Gesù, si consuma invece l'epilogo della vicenda terrena di un altro personaggio, passato alla storia come "il traditore" per antonomasia: Giuda Iscariota.

Giuda era uno dei dodici apostoli scelti da Gesù per diffondere la Buona Novella, dodici in quanto rappresentano il principio ed il fondamento del nuovo Israele, la Chiesa. A lui, come abbiamo visto nel Vangelo di ieri, era affidata la cassa del gruppo ed anche in questo ruolo risultava alquanto discusso e discutibile. Giuda è comunque un personaggio centrale nella vita e nella storia di Gesù, anzi potremmo dire, in certo qual modo, che senza di lui non ci sarebbe stato tradimento, non si sarebbero adempiute le Scritture e Gesù non sarebbe morto, perlomeno non in quel momento, non con le modalità che conosciamo.


Potremmo anche pensare che il destino di Giuda era segnato dall'inizio - qualcuno lo ha fatto, identificando in Giuda addirittura  una specie di eroe tragico, che sacrificando se stesso rende possibile la redenzione - ma in realtà dalle parole del Maestro capiamo che, come sempre, l'uomo ha sempre una possibilità di scelta e Gesù glie la mette davanti, fino all'ultimo, dicendo: "Quello che vuoi fare, fallo, fallo presto". E davanti a questa esortazione, Giuda non tentenna, la sua decisione è presa: il suo libero arbitrio è stato esercitato e rispettato.
Certo egli non tradisce Gesù per trenta miseri denari (una cifra comunque simbolica, è il prezzo pagato dalle autorità religiose per 'ricompensare' il servizio del Pastore inviato da Dio ad Israele in Zc 11, nell'atto di rigettarlo). Giuda, pur essendo un apostolo, fa ormai parte di quella schiera di detrattori e di persecutori che abbiamo visto allargarsi negli ultimi brani dei Vangeli. Non è stato sempre così, ovviamente: all'inizio Giuda era entusiasta di aver incontrato il Messia, di poterlo seguire nei Suoi insegnamenti e spostamenti.
Giuda, come del resto gli altri apostoli, era legato a quella visione Veterotestamentaria del Messia condottiero, del novello Davide che avrebbe guidato il popolo d'Israele contro il gigante oppressore (Roma); ma man mano che il tempo passava, Gesù dimostrava sempre di più la Sua intenzione di essere Re in un altro modo (lo dirà espressamente a Pilato), non usando la violenza ma l'amore... la sua volontà di liberare sì gli uomini, ma dal dramma e dalle conseguenze del peccato originale, per farli rinascere a nuova vita nel battesimo di Spirito. Giuda, nei gesti che fa - consegnare Gesù per una misera cifra, indicarlo con un bacio ai suoi carnefici... tutti segni di disprezzo e di rancore - attesta evidentemente di essere un deluso dal suo presunto 'idolo' rivelatosi inconsistente: il trascinatore di folle e di eserciti che aveva idealizzato era invece un Uomo (Dio!) portatore al mondo di Amore, di semplicità, perdono, misericordia. Per questi motivi la delusione era sfociata in rabbia ed i trenta denari offerti sono solo un pretesto. Il Sinedrio era arrivato a lui perché in qualche modo le spie dei sommi sacerdoti sapevano di questa inquietudine ed hanno fatto facile breccia in un uomo in realtà debole e disperato. Che tale rimarrà, ponendo fine alla sua vita dopo poche ore.


Insieme a lui, oggi la liturgia fa spazio anche Simon Pietro: un altro uomo debole e confuso, anche lui deluso nelle sue aspettative, al punto tale da rinnegare Cristo quella stessa notte... Ma a differenza di Giuda, ecco un peccatore che, messo di fronte alla sua colpa dal canto del gallo, può ancora incrociare lo sguardo misericordioso di Gesù - come abbiamo ascoltato domenica scorsa nel racconto della passione secondo Luca - e ritrovarci quel perdono incondizionato che lo salva dall'autodistruzione, dal senso di colpa che non lascia tregua a Giuda.
Frutti preziosi della Quaresima e della Passione di Gesù in noi sono proprio la certezza dell'Amore del Padre, in Gesù: qualsiasi sia la colpa... se siamo veramente contriti, Dio Padre è lì a braccia aperte per consolarci e ridarci Fede, Speranza e Amore infinito!  

domenica 24 febbraio 2013






Domenica della II settimana di Quaresima

E' bello per noi stare qui




Domenica 24 febbraio –  II Domenica di Quaresima   



Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,28-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.






Spunto di riflessione e di preghiera personale:

L'episodio della 'trasfigurazione' irrompe nel cammino quaresimale, subito dopo il racconto delle tentazioni nel deserto (I Domenica). Il contrasto tra le due scene è abbagliante.
Il Tabor - monte su cui si colloca l'evento  odierno in virtù di una tradizione attestata già nel IV secolo - rappresenta il "positivo", la stampa a colori, di quel "negativo" che è il Golgota.
La pellicola fotografica ormai è scomparsa dal nostro corredo, ma quasi tutti ci ricordiamo di aver avuto tra le mani un negativo fotografico... colori distorti, forme irriconoscibili, qualcosa di brutto davvero... e poi ... il 'miracolo' della foto stampata, dove tutto ritorna a posto, tutto ridiventa armonico, in una parola (che è poi quella che usa Pietro) BELLO. Per questo il Prefazio dell'Eucaristia ci ricorderà che non c'è un monte senza l'altro, non c'è risurrezione senza passione!
Nel dialogo con l'A. T. (la Legge e i Profeti), Gesù anticipa appunto la Passione, quell'esodo (come lo chiama Luca) in cui condurrà nella Sua carne l'umanità alla vita celeste, a quella trasfigurazione definitiva e non reversibile che inizia in Lui, nel Suo dialogo d'amore col Padre, e a Lui approda come orizzonte ultimo dell'esistenza. Questi tre apostoli - Pietro, Giacomo e Giovanni: spesso Gesù ha riservato dei gesti esclusivamente a loro - rimangono i soli testimoni di questo momento straordinario, avranno per sempre negli occhi la gloria, il fulgore della visione della vera identità di Gesù, sebbene poi cadano anch'essi per la loro fragilità. Ma questa è stata definitivamente "fecondata" dalla Visione.
Golgota... Tabor... nel primo la Bellezza è nascosta sotto le forme dell'Uomo dei Dolori, del Servo di Jahwheh, colui che come pecora muta si è lasciato portare al macello per la salvezza di Israele (Is 53,7). Qui, la Bellezza della divinità è evidente, viene in primo piano, per un attimo "buca" il velo dell'umanità di Gesù. E si pone come il vero approdo della nostra ricerca: qui vogliamo stare, qui desideriamo fermarci, Signore! Perché ne avvertiamo tutta la profonda connaturalità con ogni nostro desiderio più vero, con ogni nostra più genuina attesa.




martedì 15 gennaio 2013


I settimana del Tempo Ordinario

Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie


Mercoledì 16 gennaio - S. Marcellino I, papa

Dal vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)

 In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Spunto di meditazione e preghiera personale:
In questo brano, la prima caratteristica di Gesù che salta agli occhi è la Sua disponibilità instancabile per tutti e per ogni richiesta gli venga fatta: guarisce malati da ogni sorta di malattie e scaccia demòni, come già abbiamo visto nel Vangelo di ieri.
Ma mentre ieri si imponeva la Sua autorità e fermezza, oggi possiamo apprezzare quella che potremmo definire "l'altra faccia della medaglia", la Sua grande misericordia. Gesù non si risparmia, dall'alba al tramonto; non solo, ma trova anche il tempo per pregare il Padre Suo. Ed il mattino dopo parte per andare in altri villaggi a continuare la Sua opera perché Lui è venuto per tutti noi!
Impariamo allora da Lui  innanzitutto ad essere più disponibili verso gli altri: possiamo essere stanchi per la giornata intensa di studio o di lavoro, ma non dimentichiamoci mai di avere parole ed attenzioni, segno di amore e di disponibilità per i nostri familiari e per il prossimo... e ricordiamoci anche della preghiera di ringraziamento per quanto abbiamo ricevuto e per l’Amore di Dio, che in ogni istante lavora e si manifesta in ognuno di noi.
Rimangono storiche ed impresse nella memoria dei più grandi le parole del Santo Padre Giovanni XXIII, nella notte del famoso "discorso alla luna": “ Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza... Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto!”

Ecco, non dimentichiamo mai di prenderci cura e di proteggere chi ci sta a fianco, lodando e ringraziando il Signore!






 


domenica 13 gennaio 2013


I settimana del Tempo Ordinario

Pescatori di uomini  

      

Lunedì 14 gennaio – S. Fulgenzio, Vescovo

Dal vangelo secondo Marco (Mc 1, 14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui. 



Spunto di meditazione e di preghiera personale:

Gesù inizia la sua missione, si è concluso il tempo dell'attesa, “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”. Associa quindi a sé altri per compiere la Sua missione, e lo fa nel Suo stile: gente semplice, pescatori, non dotti farisei o sacerdoti, membri del Sinedrio. E li trasformerà in pescatori d’uomini, i Dodici Apostoli, le colonne della Chiesa. Gesù inaugura in sé  la nuova terra promessa, il Regno dei Cieli già presente: è questo il vero compimento del regno di Dio promesso ai patriarchi. 
Come gli Apostoli, allora, anche noi siamo chiamati a cooperare con Gesù all'edificazione del Regno - secondo quanto chiediamo ogni volta che preghiamo il padre Nostro - e ad annunciare la Buona Novella: il Regno di Dio.  
Facciamo quindi nostra l’esortazione di Gesù: “convertitevi e credete nel Vangelo”.








sabato 12 gennaio 2013

IL BATTESIMO IN SPIRITO


IL BATTESIMO IN SPIRITO



Domenica 13 gennaio – Battesimo del Signore
Dal vangelo secondo Luca (3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento». 


Spunto di meditazione e di preghiera personale:
Ecco arrivato il momento del nostro congedo, almeno per ora. 
Ci siamo lasciati guidare dalla Parola evangelica durante tutti questi giorni, passando velocemente dall’Avvento al Tempo di Natale, che si chiude proprio con la festa di oggi: l’augurio è che questo ‘santo esercizio’ possa continuare, anche senza un nostro commento, con la meditazione personale del Vangelo quotidiano.

Ci garantisce che questa è un’azione fruttuosa - se le saremo fedeli - proprio la partecipazione alla vita di Colui che “battezza in Spirito Santo e fuoco”, Cristo Gesù.

Lo Spirito si posa su di lui come sulla terra purificata dopo il diluvio (la scena, che indubbiamente richiama anche altre suggestioni dell’A. T., rappresenta un’eco di Gn 8, 8-12). L’umanità di Gesù è quella “terraferma” benedetta, quel suolo sicuro su cui finalmente può ricominciare la vita, proprio come dopo il Diluvio, per l’azione dello Spirito Santo.
Qui Lui viene proclamato Figlio, quindi non è solo, c’è un Padre dietro a tutto… e questo Padre ha messo Lui nella storia come compimento della Creazione. Come Dio si era rallegrato il settimo giorno, nella Genesi, contemplando compiuta l’opera della Sua parola, ecco che qui la Parola eterna, il Verbo “che si fece carne e pose la sua dimora in mezzo a noi”, diventa il segno certo che una nuova Creazione è iniziata. E noi possiamo farne parte.

Concludiamo con le parole di S. Gregorio Nazianzeno, un auspicio bellissimo per il nostro cammino futuro: “Onoriamo dunque in questo giorno il battesimo di Cristo, e celebriamo come è giusto questa festa. Purificatevi totalmente e progredite in questa purezza. Dio di nessuna cosa tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell'uomo. Per l'uomo, infatti, sono state pronunziate tutte le parole divine e per lui sono stati compiuti i misteri della rivelazione. Tutto è stato fatto perché voi diveniate come altrettanti ‘soli’, cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella Luce immensa. Sarete inondati del suo splendore soprannaturale. Giungerà a voi, limpidissima e diretta, la luce della Trinità, della quale finora non avete ricevuto che un solo raggio, proveniente dal Dio unico, attraverso Cristo Gesù nostro Signore, al quale vadano gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen” (Gregorio Nazianzeno, Disc. 39 per il Battesimo del Signore). 



lunedì 7 gennaio 2013


FERIA DEL TEMPO DI NATALE DOPO L'EPIFANIA



Lunedì 7 gennaio – S. Raimondo de Peñafort (Terzo Superiore Generale dei Padri Domenicani)
Dal vangelo secondo Matteo (Mt 4, 12-17. 23-25 )
In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Spunto di meditazione e di preghiera personale: La Luce, che brillava ieri in modo speciale nella festa dell’Epifania, torna a splendere oggi. A distanza di tanti anni da quel giorno che aveva portato davanti a lui, piccolo bambino, le primizie delle Genti che lasciavano la tenebra, Gesù, con una scelta ben precisa – andare ad abitare a Cafarnao abbandonando Nazaret, città dove è cresciuto trascorrendovi una quasi trentennale esistenza nell’ombra – si (ri)presenta come Colui che compie le profezie, prendendosi cura di chi è nella tenebra, di chi ne ha più bisogno: dei lontani e dei pagani (“Galilea delle genti”, in quanto crocevia di lingue e culture, terra popolata da una mescolanza di razze).

Ecco che il richiamo alla conversione, a “cambiare mentalità”, fatto da Gesù, risuona non come un ordine un po’ minaccioso ma come un’opportunità di vedere finalmente le cose in modo diverso, un’occasione da cogliere al volo, offerta soprattutto ai poveri, ai sofferenti.


mercoledì 19 dicembre 2012


Terza Settimana di Avvento



Mercoledì 19 dicembre – feria di Avvento
Dal vangelo secondo Luca (Lc 1, 5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. […] Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni […]». Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Spunto di meditazione e di preghiera personale: Ecco un’altra persona - il sacerdote Zaccaria, padre di Giovanni Battista - a cui essere giusto e irreprensibile non è bastato per andare oltre il suo limite, per cambiare la sua sorte. La sterilità è, in quel contesto storico-culturale, una delle sventure più gravi, anche perché Dio aveva da sempre legato alla fecondità la sua benedizione su Israele. Ma Dio si fa miracolosamente presente - quanti celesti messaggeri appaiono un po’ dovunque nel tempo di Avvento e di Natale! Non perdiamo l’occasione di farceli amici!! - e… tutto risolto?

Nemmeno la forza di una parola angelica concessagli in un momento di grazia straordinaria, mentre officia il culto davanti al Dio di Israele, riesce a fargli alzare gli occhi. Sacerdote o no, giusto o meno, è un incredulo (noi diremmo un uomo di equilibrato realismo). Pare di sentirlo: “forse per gli altri, ma per me non c’è niente da fare… tutto è contro di noi… non ci sono più le condizioni… troppo tardi”. Come ci assomiglia, Zaccaria. Eppure…le parole, i debarim di Dio, i prodigi del suo agire che salva, si compiranno a loro tempo. La nostra incredulità non ha il potere di trattenere il braccio di Dio, non può inaridire la sua creatività. E questa sì che è una buona notizia (eu-anghèlion)!