sabato 18 maggio 2013

Venerdì della VII Settimana di Pasqua

Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore 


 Venerdì 17 maggio - San Pasquale Baylon, frate francescano   
(nacque il giorno della Pentecoste nel 1540, morì nel giorno della stessa festa liturgica nel 1592)


Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,15-19)

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 Spunto di meditazione e preghiera personale:

Gesù, dopo la risurrezione appare spesso agli Apostoli, quasi sempre nella casa dove essi si erano riuniti o per meglio dire rifugiati dopo la Sua Passione, spezza il pane con loro e cerca di dare gli ultimi insegnamenti, le ultime indicazioni prima di ascendere di nuovo al Cielo. Ogni volta che mangiano assieme, strano per un corpo “trasfigurato”, in realtà l’abbiamo già visto in vari racconti evangelici (Tommaso, i discepoli di Emmaus) Gesù non è un entità astratta dopo la risurrezione, non  è uno spirito, ma è presente in carne e spirito, può essere toccato, può mangiare con loro ed al tempo stesso poi svanire improvvisamente nel nulla per riapparire il giorno dopo. 
Qui il Maestro si rivolge a Simon Pietro, la “roccia”, l’uomo che ha deciso diventasse la pietra angolare su cui fondare la Sua Chiesa, mettendolo alla prova, chiedendogli: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami?” e non una volta sola ma per ben tre volte (così come Pietro aveva rinnegato Gesù per tre volte, fuori dal Sinedrio, ma anche come tre sono le persone trinitarie riunite nell’unicum). Pietro si sente in difficoltà al susseguirsi di queste domande, è come se dicesse:
 “Signore è vero che ti ho tradito rinnegandoti per tre volte, ma tu sai che in quel momento la paura è stata più forte e sono caduto, ora sono pronto e tu sai, perchè leggi nei nostri cuori, quanto io ti ami e allora perchè dubiti ancora di me?”. 
Gesù non dubita di Pietro lo ha già perdonato, lui stesso sapeva in anticipo che sarebbe successo, ma oggi non vuole metterlo in difficoltà anzi lo conferma nella scelta fatta tempo prima, Pietro sarà il Suo successore sulla terra, entrerà in comunione con il Maestro e la Sua predicazione e le Sue opere, non sarà un altro da Lui, ma sarà parte stessa di Lui e qualsiasi cosa farà nel Suo nome sarà realizzata. Gesù sa che in questa unità spirituale, Pietro sarà destinato anche Lui al martirio ed alla morte in Croce (anche se Pietro sceglierà di essere crocifisso a testa in Gesù, perchè per lui il sacrificio del Cristo, suo Signore, è ineguagliabile e non si riteneva degno di morire allo stesso modo, lui un semplice “pellegrino” in terra), per questo rincuora ed esorta Pietro: “non avere più paura, seguimi! Ovunque tu sarai là ci sarò anche io sempre, al tuo fianco”.