V Settimana di Quaresima
La verità vi farà liberi
Mercoledì 20 marzo - San Giovanni Nepomuceno, sacerdote e martire
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,31-42)
In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».
In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».
Spunto di meditazione e preghiera personale:
Il brano odierno di Giovanni ci pone di fronte a Gesù che parla ancora una volta ai Giudei: questa volta non ai Suoi detrattori, ma a coloro che invece gli hanno creduto, anche se non fino in fondo, come risulta dal dialogo.
La questione è appunto quella della fede e, più precisamente, quella del "rimanere nella Parola" di Gesù per essere davvero discepoli.
Con questa espressione Gesù richiama gli uditori (e non solo quelli di duemila anni fa...) alla necessità di "trovare consistenza" in quella relazione - quella con Lui e quindi, attraverso di Lui, col Padre Celeste - che sola permette di "conoscere la verità" (in senso biblico: quindi, di amarla, di diventare 'uno' con essa). Si tratta, in altre parole, di entrare e di rimanere in un mistero di comunione, di trovare consistenza nell'appartenere alla "famiglia" di Dio... del Dio trinitario, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Gli interlocutori di Gesù ancora fanno riferimento ad un 'sistema religioso' fatto di regole e precetti che finiscono per soffocare lo Spirito, si nutrono di una fedeltà formale alla Legge, in realtà impermeabile alla Parola che è Gesù stesso (la mia parola non trova accoglienza in voi...).
Il risultato è una falsa sicurezza, una presuntuosa autosufficienza (noi siamo discendenti di Abramo), per cui essi sono ancora schiavi dei loro pregiudizi e delle loro convinzioni, o meglio, più profondamente, del loro peccato di superbia: infatti, si proclamano figli di Abramo - quindi del 'primo credente', del capostipite nella fede - e poi figli di Dio, ma in realtà non sono pronti ad accogliere il Nuovo che è in Gesù, anzi ben presto si uniranno a coloro che già tramano per ucciderlo, cambiando la loro iniziale adesione in rifiuto violento.
Gesù svela questa dicotomia, questa contraddizione profonda, mostrando la vera paternità - malata, tenebrosa: lo dirà subito dopo - di queste persone: in realtà, già le loro opere (= il rifiuto di Gesù) attestano che non hanno lo stesso Padre di Cristo, che loro e Gesù hanno padri diversi. Solo chi è veramente libero da ogni sovrastruttura mentale e da ogni preconcetto, solo chi sa mettere da parte il proprio 'io', è pronto a credere, ad accogliere di cuore la Parola di Gesù, la Parola che è Gesù, in semplicità.
Si tratta, per tutti, di passare da una paternità vecchia, mondana, tenebrosa (= quella del maligno, del menzognero, il serpente antico lo chiama la Scrittura), che finisce sempre per uccidere Cristo e rigettare la verità; ad una nuova, celeste, luminosa che dà la vita e la libertà vera in Cristo.
Egli ci invita a seguire il Suo esempio: lui sta per morire per rendere testimonianza dell'Amore divino, annunciando l'unica Verità che rende liberi, quella che ci fa partecipi della Vita del Padre: la verità non è un concetto, un'idea, bensì una Persona, anzi Tre Persone che chiamano alla comunione. Anche se questa verità era scomoda e gli sarebbe costata la croce e la morte, Gesù ha perseverato nell'annunciarla con franchezza. Egli continua a proporla, a renderla possibile nel Suo sacrificio: solo così saremo davvero liberi dal peccato, liberi dall'egoismo liberi dalla paura.
La questione è appunto quella della fede e, più precisamente, quella del "rimanere nella Parola" di Gesù per essere davvero discepoli.
Con questa espressione Gesù richiama gli uditori (e non solo quelli di duemila anni fa...) alla necessità di "trovare consistenza" in quella relazione - quella con Lui e quindi, attraverso di Lui, col Padre Celeste - che sola permette di "conoscere la verità" (in senso biblico: quindi, di amarla, di diventare 'uno' con essa). Si tratta, in altre parole, di entrare e di rimanere in un mistero di comunione, di trovare consistenza nell'appartenere alla "famiglia" di Dio... del Dio trinitario, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Gli interlocutori di Gesù ancora fanno riferimento ad un 'sistema religioso' fatto di regole e precetti che finiscono per soffocare lo Spirito, si nutrono di una fedeltà formale alla Legge, in realtà impermeabile alla Parola che è Gesù stesso (la mia parola non trova accoglienza in voi...).
Il risultato è una falsa sicurezza, una presuntuosa autosufficienza (noi siamo discendenti di Abramo), per cui essi sono ancora schiavi dei loro pregiudizi e delle loro convinzioni, o meglio, più profondamente, del loro peccato di superbia: infatti, si proclamano figli di Abramo - quindi del 'primo credente', del capostipite nella fede - e poi figli di Dio, ma in realtà non sono pronti ad accogliere il Nuovo che è in Gesù, anzi ben presto si uniranno a coloro che già tramano per ucciderlo, cambiando la loro iniziale adesione in rifiuto violento.
Gesù svela questa dicotomia, questa contraddizione profonda, mostrando la vera paternità - malata, tenebrosa: lo dirà subito dopo - di queste persone: in realtà, già le loro opere (= il rifiuto di Gesù) attestano che non hanno lo stesso Padre di Cristo, che loro e Gesù hanno padri diversi. Solo chi è veramente libero da ogni sovrastruttura mentale e da ogni preconcetto, solo chi sa mettere da parte il proprio 'io', è pronto a credere, ad accogliere di cuore la Parola di Gesù, la Parola che è Gesù, in semplicità.
Si tratta, per tutti, di passare da una paternità vecchia, mondana, tenebrosa (= quella del maligno, del menzognero, il serpente antico lo chiama la Scrittura), che finisce sempre per uccidere Cristo e rigettare la verità; ad una nuova, celeste, luminosa che dà la vita e la libertà vera in Cristo.
Egli ci invita a seguire il Suo esempio: lui sta per morire per rendere testimonianza dell'Amore divino, annunciando l'unica Verità che rende liberi, quella che ci fa partecipi della Vita del Padre: la verità non è un concetto, un'idea, bensì una Persona, anzi Tre Persone che chiamano alla comunione. Anche se questa verità era scomoda e gli sarebbe costata la croce e la morte, Gesù ha perseverato nell'annunciarla con franchezza. Egli continua a proporla, a renderla possibile nel Suo sacrificio: solo così saremo davvero liberi dal peccato, liberi dall'egoismo liberi dalla paura.