IV Settimana di Quaresima
Chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete
Venerdì 15 marzo - Santa Luisa de Marillac, (Parigi, Istituto delle Figlie della Carità)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 7,1-2.10.25.30)
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.
Spunto di meditazione e preghiera personale:
Giovanni pone ancora in primo piano il non-riconoscimento di Gesù come Messia, come Figlio di Dio tra i suoi stessi compatrioti.
In questi ultimi Vangeli la querelle con la classe dirigente ebraica è sempre più evidente: Gesù non si ferma alla critica del formalismo religioso che 'uccide' lo Spirito, ma davvero sconvolge tutte le attese tradizionalistiche di chi si sarebbe aspettato un novello Mosè, un capo, un grande condottiero, un uomo a metà tra il politico ed il religioso "fondamentalista" come il grande Re Davide. Da qui la critica sempre più aperta contro di Lui, le perplessità e la perdita di consenso anche nella 'base', come in questo caso.
Anche la gente comune di Gerusalemme non coglie il mistero di Gesù, pensa di sapere tutto di Lui, esprime la convinzione che - in fondo - si tratti di una persona troppo banale, dai contorni troppo 'ordinari': di lui sappiamo tutto, si dicono...
Gesù, ancora una volta, con un tema tipicamente giovanneo, si appella alla missione ricevuta dal Padre e al rapporto con Lui per ribattere a questa accusa, ricavandone solo un primo tentativo di cattura. Ma non è la Sua "ora"...
Ma ciò che accadeva allora, in buona parte accade ancora oggi: noi spesso non lo riconosciamo, facciamo fatica a credere alle Sue parole e chi lo fa a volte è deriso e scambiato per persona ingenua che si abbandona all'eccesso devozionale!
Perché non crediamo? Perché facciamo fatica ad affidarci? Perché questo laicismo diffuso, questa estrema secolarizzazione della vita, anche di quella spirituale più intima? Sì, ammettiamolo! A volte ci si vergogna anche con se stessi di lasciarsi andare alla fede, all'amore per Dio, al rapporto adulto e profondo col Padre Celeste, accontentandosi di rapporti puramente umani, in definitiva fragili, o dell'amore sentimentale per la propria famiglia e per la propria vita! I Padri della Chiesa d'Oriente hanno chiamato questa attenzione continua per se stessi, per il benessere del proprio 'ego', per l'appagamento materiale ed emozionale del "sé", filautìa, riconoscendo in essa - insieme con la superbia - la radice di tutti i mali.
Cosa diremmo noi oggi di Gesù - che chiamava con la Sua Parola e con la Sua vita ad un'esistenza più alta - se fossimo al posto dei Giudei e dei farisei di duemila anni fa?
Il tempo di Quaresima ci aiuti a ripensare il nostro rapporto con il Padre e la nostra spiritualità, ci ricolmi lo Spirito nell'Amore, nella Fede e nella Speranza di quel mondo - migliore perché aperto al Cielo, perché non chiuso irrimediabilmente qui - che il Padre ha pensato per tutti noi, donando la vita del proprio Figlio perché questo fosse possibile!