FERIA DEL TEMPO DI NATALE DOPO L'EPIFANIA
Gesù guarisce
Venerdì
11 gennaio - Beato martire don Francesco Rogaczewski (sacerdote Polacco)
Dal vangelo
secondo Luca (Lc 5, 12-16)
Un
giorno, mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo
vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù
tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente
la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a
mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha
prescritto, a testimonianza per loro». Di lui si parlava sempre di più, e folle
numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli
si ritirava in luoghi deserti a pregare.
Spunto
di meditazione e di preghiera personale: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi!» Che
bello questo grido, questa invocazione carica di speranza e di fiducia! L’uomo
malato di lebbra (‘coperto’, cioè totalmente devastato dal male) usa un verbo -
‘purificare’, al posto del più comune ‘guarire’ che ci saremmo aspettati -
scelto non a caso. Questo termine fa riferimento all’impurità rituale che era
associata alla lebbra (cf. p. es. Lv 13: un intero capitolo di questo libro
dell’A. T. è dedicato a questa malattia, da sempre considerata spaventosa e
gravissima, incurabile fino a tempi piuttosto recenti). Per questa ragione la
lebbra si presta molto bene ad essere immagine del peccato, della deformità che
ci sfigura e distrugge in noi l’immagine del nostro Creatore, di cui si parla
in Gn 1,26. Sembrerebbe quasi
che per questo lebbroso la limitazione che pesa di più, l’aspetto più gravoso
della sua malattia, sia il fatto di essere ritualmente impuro, “tagliato fuori”
dal rapporto con Dio (e quindi dalla comunità dei credenti).
